big_bang-universe
Ho fatto la quinta elementare nel 1985. La correlazione spuria (?) tra espansione del socialismo ed espansione dell’universo teneva ancora, anche se si avvertivano i primi scricchiolii. Comunque, socialismo o no, io ero l’unico maschio della classe a non fare il chierichetto. Intendiamoci, non me ne crucciavo poi molto. A me piacevano i dinosauri e quelli con la Creazione facevano a pugni. E tra i due avevo già fatto la mia scelta. Non me ne crucciavo, dicevo, tranne che per un fatto. Forse loro, i chierichetti, avrebbero potuto sapere qualcosa in più circa la domanda che più assillava noi bambini in fatto di religione: chi o che cosa esattamente è lo Spirito Santo (d’ora in poi SS). Si trattava di una questione dirimente. Quello SS, ci dicevano, lo avremmo ricevuto di lì a poco con la Cresima. Suonava inquietante. Sono passati decenni da allora e di fede non ve n’è più traccia (al socialismo è andata appena un po’ meglio), ma quella domanda ha continuato ad assillarmi nel tempo. Questo fino a che non mi sono imbattuto nell’annoso problema cosiddetto della “trasformazione dei valori in prezzi“. Un problema che assillò Marx e tutti i marxisti, marxiani e marxologi dopo di lui. Ed è lì che mi é arrivata la folgorazione. No, mica sulla trasformazione, sullo SS! Lo SS, questo ho capito, non è un oggetto o una persona. Lo SS è una funzione. É la funzione che lega Dio (la variabile indipendente) al figlio (la variabile dipendente). É il ponte o la regola di trasformazione che lega, cioè, il regno dei cieli, il mondo sovrasensibile, al mondo sensibile, quello “là fuori”, quello insomma che esperiamo attraverso i sensi. Quest’ultimo non è un mondo “falso”, come vorrebbero gli gnostici. É però solo il livello superficiale della realtà, le cui leggi di movimento sono fondate da relazioni più “profonde”, benché non immediatamente percepibili. Ecco perché la scienza (che può aspirare ad indagare solo questo mondo) non solo é ammessa, ma a tratti perfino incoraggiata, a patto che non rimuova quella funzione. Che riconosca cioè che il secondo livello è saldamente ancorato e fondato dal primo livello. Non a caso è la fede nella resurrezione, e cioè nell’esistenza di quel ponte, il fondamento primo del cristianesimo. E poi non é forse il cristianesimo l’unica religione che aspira ad arrivare a Dio tramite la ragione e l’indagine scientifica? E non é l’intera storia della scienza occidentale anche la storia dei tentativi reiterati di rimuovere quel ponte, perché – come disse Laplace a Napoleone – “Dio é un’ipotesi non necessaria per spiegare il mondo” (e dunque perché affannarsi a cercare lo SS)? Per la cronaca, nella scienza economica é stato Sraffa, storicamente, a distruggere quel ponte. Nessun livello profondo e dunque nessuna regola di trasformazione è necessaria per la determinazione dei valori di scambio. Utilità (o preferenze) e valori-lavoro sono null’altro che reliquie religiose. L’analisi scientifica rigorosa delle relazioni che dominano il mondo sensibile è, per contro, tutto quello di cui abbiamo bisogno. La teoria di Marx come la teologia cristiana dunque? Paragone affascinante. Ma in un altro post vi spiego perché secondo me non tiene. Ah, per oggi non andate a messa. Ecco, questo volevo dirvi.

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